Intelligenza artificiale, dal 23 ottobre in vigore il decreto che interessa anche lo studio odontoiatrico
entro il 23 aprile 2027 formazione sull'AI nei percorsi ECM

L’intelligenza artificiale entra a far parte della formazione obbligatoria di medici e infermieri. Quindi anche degli odontoiatri che, sempre più, chiederanno all'AI un contributo nell'interpretazione di un esame, per una diagnosi, per decidere quale sia l'intervento più opportuno da effettuare in determinati casi, la pianificazione implantare o la gestione dello studio. Solo per fare alcuni esempi. Dal 23 ottobre 2026 è, infatti, entrato in vigore il decreto legislativo 179 del 7 ottobre (pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’8 ottobre), che adegua la legislazione italiana alle disposizioni europee sull’intelligenza artificiale, il cosiddetto AI Act. Questo non significa che tutti i medici devono frequentare immediatamente un nuovo corso, ma in questo modo la formazione sull’IA entra ufficialmente nel sistema dell’Educazione continua in medicina, meglio conosciuto come ECM.
In particolare, l’articolo 51 del decreto stabilisce che i corsi di formazione continua dei professionisti sanitari includano percorsi dedicati all’intelligenza artificiale per comprendere potenzialità, limiti, tecniche per formulare correttamente le domande e le istruzioni, responsabilità giuridiche e deontologiche. Tutto questo perché, ovviamente, il professionista conserverà la responsabilità delle proprie decisioni cliniche. L’intelligenza artificiale può aiutare il medico, ma non sostituirne il giudizio. Il Decreto riconosce inoltre agli Ordini e alle associazioni di categoria la possibilità di promuovere specifiche attività formative, anche in collaborazione con le università.
La legge prevede una scadenza precisa: entro il 23 aprile 2027 (quindi entro sei mesi dall’entrata in vigore del decreto) la Commissione nazionale per la formazione continua dovrà stabilire quale percentuale dell’obbligo formativo triennale destinare all’intelligenza artificiale. Per il momento non è stata fissata alcuna percentuale. Il decreto affida poi ad AGENAS il compito di individuare, sempre entro sei mesi, specifici programmi sull’intelligenza artificiale da inserire nei corsi di formazione manageriale sanitaria. Un direttore sanitario deve saper valutare se un algoritmo è affidabile, se protegge i dati dei pazienti, quanto costa e soprattutto se produce benefici misurabili.
Per quanto riguarda gli studi odontoiatrici che impiegano personale dipendente, il decreto introduce disposizioni specifiche sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei rapporti di lavoro, che dovranno essere considerate nell’organizzazione dello studio:
- le decisioni relative all’assunzione, alla gestione o alla cessazione del rapporto di lavoro, ai provvedimenti disciplinari e alla valutazione delle prestazioni non possono essere affidate esclusivamente a sistemi automatizzati nei casi disciplinati dalla normativa. Deve essere garantito un intervento umano effettivo, con un potere decisionale autonomo;
- prima dell’avvio dei trattamenti interessati devono essere assolti gli obblighi informativi previsti dalla normativa vigente. Il lavoratore ha inoltre diritto, nei casi previsti, a ricevere spiegazioni comprensibili sulle decisioni che lo riguardano;
- quando l’introduzione di sistemi di IA incide sull’organizzazione e sui ritmi di lavoro, i relativi rischi devono essere considerati nella valutazione dei rischi, assicurando ai lavoratori una formazione adeguata. Le disposizioni in materia di lavoro si affiancano agli obblighi già previsti dalla disciplina sulla protezione dei dati personali e non possono essere considerate sostitutive di questi ultimi. È inoltre necessario distinguere le disposizioni nazionali introdotte dal Decreto dagli obblighi che discendono direttamente dall’AI Act e dalla normativa europea sui dispositivi medici. Alcuni sistemi di intelligenza artificiale impiegati in ambito diagnostico possono infatti rientrare nella categoria dei sistemi ad alto rischio, a seconda della loro destinazione d’uso e della classificazione applicabile. Per tali strumenti è necessario verificare puntualmente i requisiti pertinenti, senza presumere che tutti i software odontoiatrici siano soggetti alle medesime regole.
Per affrontare questa evoluzione con consapevolezza, è opportuno che ogni studio odontoiatrico inizi a:
- censire gli strumenti informatici che integrano funzionalità di intelligenza artificiale, distinguendo gli impieghi clinici da quelli amministrativi e organizzativi;
- verificare le caratteristiche e la destinazione d’uso dei software utilizzati, nonché gli eventuali requisiti applicabili ai dispositivi medici;
- riesaminare le procedure relative alla protezione dei dati personali, le informative rivolte a pazienti e collaboratori e i contratti con i fornitori;
- verificare, in presenza di personale dipendente, gli obblighi informativi, organizzativi e di valutazione dei rischi;
- seguire gli aggiornamenti normativi e le indicazioni degli organismi competenti, degli Ordini professionali e della Commissione nazionale ECM.
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